Uno splendido libro, tanto bello che l'ho divorato in meno di un giorno. L'edizione che mi hanno prestato era davvero pregevole, di ottima fattura, cartonato, fogli spessi e con ottime illustrazioni.
Non fatevi ingannare dalla grammatica essenziale e dalle brevi frasi che compongono la storia, il significato allegorico non è di facile comprensione alla prima lettura. Un libro carico di simbolismi, che fa vedere i sentimenti come l'amore sotto un diverso punto di vista, l'autore ha voluto rendere tutto chiaro ma al tempo stesso poco evidente, le illustrazioni in alcuni casi vengono incontro alle esigenze del lettore.
Durante la lettura si notano spesso similitudini tra il protagonista e gli eroi dei drammi classici, per poi al momento giusto discostarsi da tali esempi per tornare ad un piano diverso, a tratti più animale, un animale tenuto in cattività ammaestrato dalle sbarre della gabbia.
Tutto il libro è una parabola che scende fino al culmine della tristezza per poi tornare in alto fino al punto massimo della felicità, fino a quando non viene dimostrato che il diverso schernito ed evitato non è altro che l'evoluzione della specie, a quel punto è il protagonista che da sberleffo diventa eroe, in quel momento ci si rende conto che lui è soltanto il primo essere di una specie evoluta, è a questo punto che la natura ci dimostra la sua superiorità, ci fa notare soltanto alla fine il suo lento piano di miglioramento.
Per quanto possa sembrare essenziale il libro è sicuramente consigliato ad un pubblico maturo che potrà certamente apprezzare, anche se non alla prima lettura, tutti i piccoli camei ben inseriti nel testo.
Consiglio a tutti la lettura di questo libro, e poi vorrei sapere se anche a voi leggendo le ultime pagine non è capitato di trovarvi nell'intimo del vostro luogo di lettura e riflessione a dire a bassa voce: "dai, vola Dumbo ce la puoi fare!"
-
-
-
-
Aspirazioni3 giorni fa
-
-
How to Create Static Pages in Blogger1 settimana fa
Altri blog
Non sto parlando della famosa carta Magic che ha fatto la gioia di tanti piccoli nerd oramai cresciuti, ma del nuovo film di James Cameron.
Ieri sera sono andato a vederlo, partendo con tanti pregiudizi, avatar è il sogno di Cameron, un film che ha cercato di girare fin da quando aveva 22 anni per dimostrare di essere migliore di Lucas e del suo star wars, per capire meglio questa cosa leggetevi l'intervista apparsa su wired. Leggendo quell'intervista qualcuno sicuramente vedrà Cameron come l'incarnazione del sogno americano, colui che riesce a realizzare un sogno, da semplice camionista diventa regista miliardario, è vero, non posso negarlo, ma a me personalmente ha fatto l'effetto opposto; quando Lucas ha creato star wars ha creato un mondo con una splendida trilogia, tutto quello che ci è stato costruito intorno è avvenuto naturalmente, grazie ai fan e grazie al lavoro della Lucas Art, tutto l'universo si è creato piano piano un po per volta. Cameron invece ha forzato questa cosa, è stato lui stesso pagando dollari su dollari vari esperti in specifici campi scientifici a creare la sua Pandora, prima dell'uscita del film già esisteva un'enciclopedia di Pandora, questo la dice lunga di quanto il tutto sia creato a tavolino.
I maggiori pregiudizi che avevo si basavano su questo, sulla tecnologia impiegata e sul voler forzare la mano nell'usarla e su tante piccole cose che mi hanno fatto storcere il naso, tanto da decidere che non meritava i 10 euro del 3d ma che un buon vecchio e umile 2d sarebbe sicuramente bastato.
Il film in se per se non mi ha disgarbato, la storia è banale e alquanto scontata, Pochaontas con gli alieni, il film scorre bene e l'ambientazione è davvero bella, nel mezzo c'è un classico messaggio di integrazione, un richiamo al tema della natura, una storia d'amore, qualche combattimento di troppo e un discorso alla William Wallace.
Rileggendo quello che ho scritto sembrerebbe proprio che il film mi abbia fatto schifo, non è così, il film l'ho guardato volentieri mi ha divertito e son state 3 ore passate velocemente. Quello che non mi spiego è come fa un film del genere ad attirare una tale quantità di persone, in Italia secondo me non ha avuto quella grandissima pubblicità che mi aspettavo, e sopratutto è un film "fantasy/fantascientifico" non è uno di quei generi che vanno per la maggiore, eppure ti trovi gente che non andava al cinema da 11 anni (forse l'ultimo film è stato titanic) che va a vedere questo film e lo adora come il miglior film mai fatto. Films in questi 11 anni ne ho visti davvero tanto e ritengo che alcuni erano veramente migliori di questo, ma non sono riusciti ad attirare questa grande quantità di persone, perchè?
Tra l'altro il mio amico disadattato mi ha fatto notare un notevole buco di cui nessuno ha parlato e che molto probabilmente nessuno ha notato: perchè gli avatar, viventi creati geneticamente, non hanno una coscienza propria? Questa cosa farebbe cadere la base del film, ma lascio la spiegazione all'amico di cui sopra che spero pubblicherà a breve la sua recensione.
Il mio consiglio è di andarlo a vedere, ma con moderazione.
La citazione: "...Sei come un bambino"
Sto valutando l'acquisto di una nuova racchetta da tennis, dopo due anni che utilizzo la mia fidata Pro Kennex C4 (315g) ho deciso di esplorare nuovi mondi.Mi sono subito reso conto che mi trovo meglio con racchette più leggere provando la Babolat AeroPro Drive (la racchetta usata da Nadal) che mi ha prestato un amico. Seguendo questo trend ho preso in prova al Decathlon la Head Youtek Radical MP modello più leggero della racchetta usata da Murray
e con quella ho avuto subito un'ottima sensazione. Il mio istruttore ieri sera me ne ha fatto provare una che non conoscevo la Slazenger Quad Flex 290, racchetta che in Italia ancora non si trova.Contando che non volevo spendere più di una certa cifra, sono molto indeciso tra l'acquisto della Head o della Slazenger, entrambe pesano 295g ma la prima ha un bilanciamento sul manico rendendola più leggera e veloce nell'utilizzo di contro con
questo tipo di bilanciamento la racchetta non aiuta per niente nella spinta sulla palla. La slazenger invece è proprio l'opposto, il bilanciamento è tutto sulla punta, tenendola in mano sembra più pesante dell'altra ma la spinta con quella racchetta è sicuramente migliore, purtroppo l'ho provata per soli 5 minuti e non posso dare un giudizio obbiettivo.Se qualcuno ha suggerimenti anche su altre racchette ne sarei ben contento.
Sotto molti aspetti posso ritenermi una persona fortunata, ho un lavoro stabile che mi permette di lavorare metà giornata per tre giorni su cinque e quando torno a casa ho dei cari genitori che il più delle volte mi fanno trovare il cibo già pronto, però questo ha un prezzo. Non guardo spesso la televisione, anzi solitamente la guardo soltanto durante i pasti, preferisco trascorrere il mio tempo libero in modi molto più costrutti (grattandomi ripetutamente la natica destra), il problema è che in questi orari sono costretto a guardare i programmi che sceglie mia madre, e parliamoci chiaro non sono proprio il tipo di programma "istruttivo" che ti aspetti.
Martedì come sempre arrivo a casa verso le 14 e mi metto a tavola, l'acqua bolle sul fuoco e dalla scatola magica riesco ad intravedere uno dei teleromanzi cari a mia madre: "Centovetrine". Questo spettacolare teleromanzo di azione parla di 100 spartani in un centro commerciale che tentano di resistere da soli alla carica degli acquirenti durante i saldi primaverili, il prode Leonida Grimani dovrà guidare il suo sparuto manipolo di fedeli spartani per resistere ad orde di donne che cercano l'ultimo paio di tanga a sconto, dovrà resistere a centinaia di mitologici nemici detti immortali: gli anziani pensionati che si precipitano nel centro commerciale cercando la pasta polident a metà prezzo, ne uccidi uno e dietro ne spuntano altri due più un impiegato dell'inps che ti stringe la mano. Un teleromanzo così avvincente che l'ultima volta stavo valutando di cambiare definitivamente il mio posto a tavola per mettermi girato verso la lavastoviglie.
Fortunatamente, forse, quando arrivo a casa il teleromanzo è sempre sul finale (quindi tutta la nuova puntata, la mezzora prima è dedicata al riassunto delle puntate precedenti), così posso gustarmi a pieno quello che la signora mediaset ci offre subito dopo: "Uomini e donne" di Maria De Filippi. Quell'affare schifoso (parlo sia del programma sia della conduttrice) hanno anche il coraggio di mandarlo sul digitale terrestre, ma non si vergognano?
Per chi non sapesse come funziona il programma, e non l'ho capito nemmeno io, ci son praticamente i tronisti e quelli o quelle che "ci provano" con i tronisti, inoltre c'è il pubblico che spara cazzate e degli opinionisti che ce ne sparano sopra, insomma uno splendido programma sui rapporti complicati tra decelebrati e scimmie non ammaestrate. Come se non bastasse martedì alzo la testa dal piatto e sento la Bulldog De Filippi che dice: "entri la tronista" ed entra una nonna di 80 anni o più senza denti (e non sto scherzando) che si mette a sedere sul seggiolone, e come lei subito dopo ne entrano altri, tutti con l'età media di matusalemme. Ho scoperto subito dopo che era uomini e donne della terza età, praticamente il programma funzionava allo stesso modo solo che i partecipanti erano già morti. Ma mi domando e dico a 80 anni vai cercare donna (o uomo) in televisione? Ma cosa facevano le esterne al reparto di geriatria dell'ospedale? Gente con la flebo che girella per lo studio, il nonno che chiede il pappagallo, quello che non ha fatto in tempo a chiederlo. Mi sono immaginato la scenda di una ragazza giovane che stava accanto ad un nonnetto e la De Filippi che gli domanda: "lei è qui per provarci Geremia?" e lei: "No veramente sono la badante rumena di nonno Ivo, quello che sta facendo il sonnellino pomeridiano qui accanto". Prima che questo spettacolo orripilante finisca svuoto il mio piatto e mi alzo da tavola.
Mia madre si domanda perchè sto sempre così poco a tavola.
C'è una cosa che accomuna tutti i gruppi di persone dal nord al sud, dall'est all'ovest: il dilemma del sabato sera, anzi il dilemma del fine settimana.
Tutte le sere del fine settimana ci si ritrova con il proprio gruppo di amici nel luogo scelto dal branco, tutte le bestie del branco si studiano, qualcuno prova con una tenue voce a dire: "Che si fa? Dove andiamo?", solitamente i più propositivi del branco provano a buttare delle risposte la maggior parte delle quali subiscono la funesta ira dei disfattisti: "Nooo, anche oggi?" oppure "Quel posto lo odio" oppure "Li hanno delle birre schifose" (questa è l'unica scusa plausibile). Alla fine si raggiunge un accordo che va sempre a finire su uno dei soliti tre o quattro posti congeniali più o meno tutti, si perde dell'altro tempo a decidere chi dovrà occuparsi del trasporto e poi si parte.
Solitamente i fine settimana vanno così, ma questa volta che sapevo cosa fare sia il venerdì che il sabato sera ho ben pensato di starmene a casa con la febbre, ovviamente il lunedì si rientra a lavoro e sono sano come una nutria.

